Ordine

Sabato pomeriggio, di ritorno dal nido…sì, anche di sabato, dicevo, di ritorno dal nido, sono le tre, i bambini sono con il pater familias, la casa è silenziosa, potrei fare tutto quello che non riesco mai a fare, per esempio fiondarmi in vasca con i sali aromatici della Val d’Ultimo, un Romeo y Julieta infilato tra le dita dei piedi e un marsala vergine riserva, oppure dormire, ah, dormire di sabato pomeriggio, in questo periodo, magari dopo il bagno, che meraviglia!

Invece guardo fuori, il tempo tiene, l’orto incolto al circolino degli anziani mi si conficca nel cranio e mi inchioda alle mie responsabilità: lo sai che si lamentano da settimane, vai e fai il tuo dovere. Così prendo gli stivali, mi metto la canottiera da muratore e una volta sul posto, mi armo di vanga e inizio a girare la terra. Arrivano. Con il bianchino in mano. ‘Uè, va che grinta! Dai, brava, un po’ lì a destra. Va bene, ma piano, piaaano, l’orto va fatto piano. Va ragionato’. E ridono. Ma non di me.

Io ho bisogno del lavoro manuale e faticoso per riprendere il controllo. Ma è un dettaglio. ‘Prendi il rastrello, mettila in quadro (la prosa, in dialetto), è un po’ storta…’. Sono sudata da far schifo, sono due ore che vango, inizia a piovere, vado avanti. Arrivano. ‘Dai signorina, vieni che ti offriamo un bianchino spruzzato’. Non me lo faccio ripetere due volte.

La relazione è tutto.

Spolpata

Sono a un punto critico. Un ennesimo punto cruciale. Ne ho già vissuti un po’, ma qui si tratta di cambiare vita. 

Il fatto stesso di covare l’idea di lasciare ciò che per molto tempo è stato e purtroppo sarà ancora per un altro po’ di tempo un bagno di sangue, mi calma. Quasi mi esalta.

E’ stato bello. Quando dico che lavoro in un nido non c’è nessuno che non dica ‘Ma che beeelloo!’. Io stessa lo penso: i bambini, i corsi di aggiornamento, le attività di Munari, i baci teneri, le storie raccontate con enfasi con loro che non ti tolgono gli occhi di dosso, i loro piedini, insegnare un gesto gentile, seminare un pensiero nuovo.

Però non sanno che poi dietro ci sono le tasse che ti uccidono, due processi in tribunale per inps e ancora inps, forse anche questo mi ucciderà…insomma lo stato che considera i piccoli imprenditori come propri nemici giurati.

Sono così nemica dello stato che non prendo lo stipendio, per pesare meno su questa macchina bella e impossibile sull’orlo del precipizio.

Non so cosa succederà, ma che nessuno si chieda perchè esiste un nuovo flusso migratorio, di persone e attività oltre confine.

Credo che persino in Zambia sia meglio che in Italia…

Abbandono..

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Io ci sto provando.

Ma devo ammettere che è difficile far ripartire ciò che si è inceppato.

I meccanismi delicati della condivisione, il tempo e la cura da dedicare alla rinascita, la tenacia che vien meno, l’essere altrove che svia l’attenzione, la vita, la quotidianità che dispettose distraggono e travolgono.

Il ricordo fa da collante. Quello che è stato qui è stato forte, intenso, profondo e soprattutto indelebile.

Per cui, anche se sembra un luogo abbandonato, questo blog ha un’anima a prescindere da tutto.

 

Emma

 

Untouchable…

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Sai, ci sono persone che riescono a rendersi inattaccabili.

Possono fare le peggio cose (certo, rimanendo nei confini della legalità) e nessuno può scalfire il loro candore.

Sta tutto nell’atteggiamento. Fai la cazzata e dici solo “mi dispiace”, scrollandoti di dosso le conseguenze che piovono su chi, la cazzata, la deve subire.

Petu è stato un week-end di merda. Questa notte credo di aver dormito un paio d’ore perché il nervosismo logora, soprattutto se certi muri di gomma non ti permettono di sfogarlo ma te lo rimbalzano sempre in faccia…

Eh..

 

Emma

Per cominciare….

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…..mi sono ricordata la password, anche se era impossibile dimenticarla!

Oggi sarebbe il giorno giusto per ricominciare.

Uno di quei giorni in cui buttare tutto qui, usare il lato terapeutico del blog.

Ma, sai, alcune cose non le posso più dire. Mi sento abbastanza limitata e tu sai il perché.

Anyway, my dear friend, stupiscimi!

Emma

Elogio al cambiamento

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La pazienza è una virtù da coltivare.
Ogni giorno, come un esercizio spirituale.
Essere pazienti è essere l’occhio del ciclone.
Intorno si scatena l’inferno e dentro, dentro in ogni senso, hai quella fermezza d’animo, quella capacità di maneggiare le emozioni, di trattenerle un attimo, di intrattenerle in aria quel tanto che basta per uscirne illeso.
Il cambiamento spaventa tutti, alla fine.
Alla fine i sicuri binari garanti dell’ottundimento del sensorio, non ci va mica troppo di mollarli.
Il conforto della lamentela di ciò che è noto, rende la forma del nostro contento/scontento come quella nei materassi in lattice, in fondo comoda.
Perchè cambiare?
Perchè a volte non sei tu a volerlo, ma semplicemente accade.
Ed è in quei momenti che devi dar prova che la vita non sta passando invano.
Così ti metti lì, al centro, con i piedi ben piantati per terra, senza paura della confusione intorno.
Cercando di tenere lontana ogni tentazione di dire o fare qualsiasi incosciente azione tu abbia in canna, e stupendo anche te stessa per l’attitudine alla riflessione che stai già dimostrando.
Perchè il cambiamento, grazie a Dio, oltre ad essere nella natura delle cose, a volte ti lustra delle risorse che non credevi di avere, o le avevi dimenticate, fa l’aria frizzantina intorno e ti salva la vita facendoti sentire una persona in modalità accesa.
Il cambiamento è salvifico.
Vietato tornare indietro.

petù

Resistenza attiva (Allegro chirurgo)

‘Veniamo a trovarvi, portiamo un gioco per i bambini, L’allegro chirurgo potrebbe andare?’.

Breve Personale Rievocazione Storica: ‘quanto c’ho giocato, mi piaceva, si poteva vedere come siamo fatti dentro, si può imparare qualcosa giocando’, penso alla fine del momento commemorativo.

‘L’allegro chirurgo andrà benissimo’.

Poi arriva questo gioco, lo apriamo e con orrore crescente guardo lo scempio di innovazioni idiote che qualcuno ha apportato allo storico gioco: uno smile nel torace, che cavolo c’entra uno smile, ah, ma aspetta, un water nella pancia, insieme alle bolle, ovvio, il meteorismo ostentato, quale miglior simbolo di virilità liberata. Un cellulare da un’altra parte…

Mi immagino lo staff di creativi fare un meeting per presentare le novità al passo con i tempi, avranno sorriso, si saranno dati pacche soddisfatte sulle spalle, congratulandosi per la vena artistica  e concettuale, questi figli e fautori dell’abbruttimento culturale, subdoli nemici dei bambini.

E lo riconsegnerò al mittente, questa sgradita sorpresa, ah, se lo farò, e dirò che stanno parlando con una guerrillera garden, non con una figlia delle winks, che avrebbe potuto sposare il suo degno moderno allegro chirurgo. Che preferiamo continuare a leggere e vedere quadri e mostre e castelli erranti, e piantare querce con nastrini colorati, con scritti sopra i nostri nomi.

E che a casa mia non ci sta. Perchè c’è un bambino che mi dice:’Guarda mamma, quello sembra dipinto da Tamara De Lempika’.

E ci prende. 

Al diavolo le vostre pacche sulle spalle.
Noi resistiamo.

 

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Fiondarsi in un negozio kiko alla ricerca dell’ombretto uguale a quello della ragazza che usciva dalla metropolitana e realizzare che non era una questione di ombretto, ma di età.

Constatare che indossare le mie nuove scarpe tacco 15 cm così tanto desiderate, non mi fa sentire più felice, ma solo più alta.

Attribuire motivazioni nobili dietro all’inatteso, gentile gesto ricevuto. Non era per me.

Accettarsi finalmente come tremebonda e pavida attrice sociale ed essere presa ad esempio di Persona dal Carattere Forte.

Non ci siamo. Momenti così, è meglio lasciarli passare. Non mi muovo, per non fare danni. Sto ferma qui. Così.

considerazioni

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Il cattolicesimo è fonte di una serie di messaggi e insegnamenti di fratellanza, condivisione, speranza, uguaglianza e soprattutto vita eterna (cosa si vuole di più dalla vita? La vita eterna! E lui te la da) meravigliosi.
Io, a questo punto della mia vita, dovrei essere il corrispettivo di colui che è stato educato nel buddismo, ossia un buddha. Ma se dico la parola buddha, rievoco immediatamente suggestioni spirituali esotiche e quasi migliori delle mie, un’ascesi e un’illuminazione senza confronti, una religione sperata, anelata, un viatico verso la felicità senza ripensamenti.
Eppure dovrebbe essere così anche per me.
Sarò io che non mi applico abbastanza? Sarò io e qualche problema di trasmissione del verbo? Oppure io, qualche problema di trasmissione del verbo e un’interpretazione postuma incoerente con le origini del messaggio cristiano?
Mah.
La mia religione non mi aiuta ad accettare un po’ di più la morte e il distacco. Mi strappo le vesti senza ritegno e le mie preghiere mi sembrano del tutto vane (ossia non mi fanno stare meglio).
Passerà.

petu-nina

ancora…

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E’ incredibile come gli esami di maturità perseguitino una persona tutta la vita, sentendosi in dovere di ripresentarsi nei momenti più inattesi.
Eppure sono lì, con il foglio sul banco, banco un po’ strano a dire la verità, sembrava più uno di quei tavoli alti da aperitivo.
E difatti ero all’aperto, forse perchè non c’era un posto sufficientemente capiente per contenerci tutti, però sapevo che era il tempo di buttare giù qualcosa, era il tema di italiano e io non avevo idee e il tempo passava.
‘Ho ancora un’ora, ce la posso fare’.
E invece no, sono le 3 (boh?).
‘Ok, consegnate!’.
‘Ma non ho scritto niente, consegno in bianco (allarme e disperazione)!’.
Mi metto in fila e mi dico ‘pazienza, considereranno un andamento generalmente buono (notare come non fossi mai stata così brava al liceo)’. Insomma, mi davo un sacco di attenuanti generiche per sopportare l’angoscia crescente.
Mi avvicino alla commissione, il cartolaio e sua moglie!! ‘Lui è una persona così gentile, sarà indulgente. Lei, invece, una iena. Chissà se funziona così anche per me, magari anch’io vista da fuori sono una iena…Ma cosa vado a pensare?’.
Sono in un bagno di sudore, allungo il foglio e mi sveglio.
Ora dimmi se si può iniziare così una giornata, con la maglietta appiccicata addosso.
Forse dovrei smetterla di vedere In treatment prima di andare a dormire…

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